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Fidarsi dell’etichetta o del sito web?

Camco Label

Hai letto:

Praticamente in ogni pagina del sito si legge di quanto siano pregiate le due sole fibre che compongono il tessuto dei prodotti CAMCO
...ma poi in etichetta leggiamo che la composizione è per metà semplicemente "lana" e per metà "lyocell". Cosa c'è dietro?
...e sprattutto: cosa c'è "dentro", nei prodotti CAMCO? Cosa vuol dire "Made in Italy"?

Camco Composition label

“Com’è questa storia?”- può pensare l’acquirente dei prodotti CAMCO – “in tutto il sito web leggo di quanto sia bella e buona la lana merino extrafine, biologica certificata GOTS e mulesing-free, leggo altrettante ottime parole sulle fibre di TENCEL™ e del loro essere prodotte con un processo così sostenibile dall’essere stato premiato dalla Commissione Europea, di come il legno alla base della produzione del TENCEL™ provenga da foreste gestite sostenibilmente, di come la fibra in sé sia biodegradabile e compostabile…leggo tutto questo…e sull’etichetta, cucita ben saldamente al prodotto che ho ricevuto a casa, vedo citati nella composizione semplicemente “lana” e “lyocell”?

Ma che storia è questa? Cosa contiene davvero la mia maglietta? Lana e lyocell generici o i materiali descritti nel sito web?

…e il ‘Made In Italy’ che leggo in etichetta, sarà davvero indice di una produzione italiana a questo punto?”

Cara/caro cliente, di CAMCO puoi fidarti e ora ti spieghiamo il perché di quel che leggi in etichetta.

E’ vero che spesso si trovano capi di abbigliamento che riportano in composizione “lana merino” o “TENCEL™” – o altre specificazioni di sottocategorie / nomi commerciali di fibre tessili – ma la normativa europea è chiara e quel che si deve indicare in una etichetta che sia ben salda sul capo e ben leggibile è il nome delle fibre generiche, in ordine decrescente di presenza percentuale nel prodotto.
Inoltre, tale composizione deve essere riportata in ogni lingua dei Paesi in cui il prodotto è disponibile per la vendita.

Per questo motivo non possiamo riportare la specificazione dettagliata delle due fibre impiegate nei nostri prodotti ma indichiamo solamente “50% lana” e “50% lyocell”.

(Ricordiamo qui che “TENCEL™” è un nome commerciale registrato, con il quale l’azienda austriaca Lenzing AG identifica la fibra generica di lyocell prodotta da loro con un processo estremamente sostenibile – cosa non necessariamente vera per la fibra generica di lyocell).

Poi a volte capita addirittura di aver casi in cui si indichi in etichetta TENCEL™ volendo con questo indicare la fibra generica di lyocell realmente utilizzata; perciò, si è oltre il caso di aver indicato lo specifico al posto del generico …e si sta di fatto dichiarando il falso.

Non si dichiara invece il falso se si appone la dicitura “Made in Italy” a prodotti che solo marginalmente vengono lavorati in Italia. Questo perché le condizioni che possono consentire questa dicitura sono varie e ovviamente è tutto vantaggio del produttore infilarsi nella maglia più larga della normativa e dichiarare una produzione italiana, con tutto il prestigio che questo porta con sé.

Waving Machine

Per questo motivo in etichetta specifichiamo le lavorazioni che avvengono sul territorio nazionale per i nostri capi:
tessitura, purgatura, tintura, finissaggio e confezione. In sostanza tutto quello che porta un filo ad essere una maglietta, un pantaloncino o una canottiera.

“Made in Italy” è anche l’elastico dei nostri pantaloncini, prodotto in provincia di Bergamo, per il 91% con poliestere totalmente riciclato.

“Made in Italy” sono le scatole di cartone, i talloncini apposti ad ogni prodotto, le buste in poliestere riciclato e riciclabile in cui è inserito ogni capo.

3 CAMCO Tshirts

Ma quali sono queste condizioni che consentono di poter affermare legittimamente che un prodotto è “Made in Italy”?

In linea generale, l’origine di un prodotto può essere identificata in Italia, o nel generico Paese “X”:

  1. Se in questo Paese X avviene una trasformazione sostanziale. In soldoni: se si ha una modificazione delle caratteristiche dell’oggetto e del suo uso.

     

  2. Se si ha una variazione nella classificazione tariffaria. La classificazione tariffaria categorizza tutti i beni in base a quello che viene chiamato Sistema Armonizzato, creato a fini dichiarativi. Se una trasformazione porta ad una variazione in questa classificazione, il Paese in cui ciò avviene può essere dichiarato come Paese d’origine del prodotto.

  3. Se il valore percentuale dei materiali domestici per il Paese X, o dei costi di produzione nello stesso Paese X, è superiore ad un certo vincolo minimo – o se questi valori sono contenuti in certi range per gli altri Paesi – si può indicare “made in X”.
Made in Italy - case1
Caso 1
Made in Italy - Caso 2
Caso 2
Made in Italy - Caso 3
Caso 3

Per quanto riguarda i Paesi dell’Unione Europa, a dettare le regole è il Codice Doganale dell’Unione (CDU) all’articolo 60, che non aggiunge nulla a quanto sopra:

  • “le merci interamente ottenute in un unico paese o territorio sono considerate originarie di tale paese o territorio”

  • “Le merci alla cui produzione contribuiscono due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, effettuata presso un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”.
    Un tentativo di precisare cosa si intendesse con “ultima trasformazione sostanziale” è stato fatto dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza C-49/76 del 26.01.1977):
    “L’ultima trasformazione sostanziale “si verifica solamente nell’ipotesi in cui il prodotto che ne risulta abbia composizione e proprietà specifiche che non possedeva prima di essere sottoposto a tale trasformazione o lavorazione“.

Visto poi il prestigio del brand “Made in Italy”, il legislatore italiano ha pensato bene di introdurre il marchio “100% Made in Italy” con il D.L. 135/09 del 2009:
possono considerarsi interamente italiani (“100% Made in Italy”) soltanto i prodotti per i quali il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono avvenuti esclusivamente sul territorio italiano.

Come si posizione CAMCO?

La nostra lana è argentina, le fibre di TENCEL™ sono austriache, riceviamo il filato che è già una mischia intima di queste due fibre da una azienda italiana che opera nell’Unione Europea,
Da quando riceviamo il filato, tutte le lavorazioni vengono eseguite in Italia.

Questo è vero anche per tutti gli accessori: elastico dei pantaloncini, imballaggi, talloncini.

Cosa è quindi Made in Italy per CAMO:

  • disegno: 100% “Made in Italy”
  • progettazione: 100% “Made in Italy”
  • lavorazione (ovvero tessitura, purgatura, tintura e finissaggio): 100% “Made in Italy”
  • confezione: 100% “Made in Italy”
  • Imballaggi e accessori: 100% “Made in Italy”

 

Non sono italiane le due uniche materie prime (Argentina e Austria) e la lavorazione che porta queste ad essere un solo filato (UE).

A quanto pare sono soddisfatti tutti i criteri per poter affermare che:

CAMCO è 100% Made in Italy.

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